La sua origine come pittore si perde nella notte della società dove l’uomo è compresso dalla costruzione piramidale che lo sovrasta e gli
inibisce la vita.
La sua avventura parte dall’interno di quelle forme vitali che vogliono esplodere ed esprimersi.
Operaio alla Magona disegna i compagni: è il primo gesto di rivolta contro una destinazione spietata, contro il rombo dell’altoforno, che ingoia generazioni, che impone un ordino di ferro alla loro
vita.
Poi a Firenze a studiare, poi a Milano dove i pittori brulicano intorno ai laboratori universitari in attesa della formula.
A Milano lo chiamano “Piombino”. E' un orso scontroso che contesta spietato le cifre della grande industria culturale.
Fa ritratti su ritratti a tutti coloro che incontra e mentre la loro immagine affiora sulle tele, la sua libertà vitale affiora alla sua coscienza. I suoi quadri vengono visti allora in rapide visite
al suo studio: forse essi turbarono più di uno che era intento a costruire riflessi visivi con i razionalismi aerei di pallidi professori.
Ritorna a Piombino dopo qualche anno, ma ormai è libero, la provincia non può riassorbirlo.
Nella sua famiglia le immagini costruiscono un linguaggio che rende superflua la parola. I quadri sono in tutte le stanze a tutte le pareti; un filo di amore e di libertà lega persone ed immagini in
un’unica affettuosa scoperta.
Occorreranno forse ancora parecchi anni, perché la sua lama trovi il filo più tagliente e ne occorreranno tanti di più perché gli uomini li possano guardare con la stessa libertà con
cui egli li ha conquistati.
Manfredi Lombardi
Firenze 20 febbraio 1966