Cavallini: una famiglia per l'arte

Come per altre discipline, anche in arte non è difficile imbattersi in padri e figli di successo. Parliamo di Furio e Giovanni Cavallini, toscani doc, di Piombino e vissuti per moltissimi anni a Milano. Ora risiedono a Riparbella, antico e splendido paese in provincia di Pisa.
Il figlio Giovanni, 41enne, sposato a Rita Invernizzi (quella nota famiglia milanese), tre splendidi figli maschi, è direttore di fotografia.
Il suo ultimo impegno: Distretto di polizia 2, trasmesso su Canale 5, con Isabella Ferrari, nelle vesti di un commissario intelligente e fascinoso.
Quest’ultima ha voluto Cavallini spesso a fianco a sé, per via del suo “occhio” magico.
Felice anche che Isabella abbia  dato il nome Giovanni all’ultimo figlio, nato durante la lavorazione del popolarissimo sceneggiato.
Il talento di Giovanni proviene a quanto pare dallo zio Tovoli, maestro assoluto della fotografia nel cinema made in Italy. A questo va unito il gusto per il colore e la luce, che gli provengono dall’arte del padre.
E con lo zio che Giovanni ha iniziato e il battesimo fu di quelli che non si dimenticano, vale a dire il noir "Tenebre" di Dario Argento. Un impegno non da poco, per un ventenne alle prime armi. Da quel primo lavoro, Cavallini jr. ha accumulato un curriculum prestigioso, tra cinema e tv, per serial story ad altissimo share.
La storia di Cavallini padre è quella di un pittore di versatilità e vocazione assoluti.
Classe 1929, ha vissuto a Firenze, dove ha insegnato disegno e tenuto
a Palazzo di Parte Guelfa, nel 1952, la sua prima personale. Vince premi
importanti e si trasferisce a Milano.
Nel 1979 il Comune organizza una sua personale e riscuote un immenso successo di critica e di mercato. Nel 1984, tiene un’esposizione di disegni alla Fondazione Corrente, a cura di Mario De Micheli.
A noi che lo abbiamo incontrato nel suo buen ritiro di campagna, sono piaciuti il suo sguardo acuto, il gusto per il paradosso e la battuta pronta, mai spentasi tra le trentennali nebbie padane.
Dal punto di vista formale, c’è da innamorarsi, oltre che dei suoi nudi così inquieti, dei ritratti di gusto quattrocentesco, di giacche dipinte, abbandonate su vecchie sedie.
Giacche rosse, rosso profondo, orgoglioso. Stanno, forse, ad esemplificare il proprio cuore, lasciato nei luoghi natii, alla terra dei padri, dove ritornare.
Ma, l’atmosfera di commozione lascia subito spazio all’ironia dell’aneddoto. Ci dice: (<Ho ricevuto premi importanti da critici come Carrà, Trombadori ecc. Talvolta è accaduto che li ritirasse, per equivoco, un altro Cavallini, perché non ho mai specificato il nome sulla tela. 
Mi dicono fosse un pittore di Livorno. Ho sempre lasciato correre...».
Ma, un grande artista, può non essere generoso?

Rossella N. Falchini

<<< click